
A due anni da “Amen” si prevede per i Baustelle l’uscita di un nuovo album nel 2010
I Baustelle, gruppo nato nella seconda metà degli anni ’90, sono rientrati in studio accompagnati da Pat McCarthy, famoso produttore, per incidere un nuovo album che vedrà la luce nel 2010.
A due anni di distanza dal loro ultimo album “Amen” , i Baustelle si sono affermati nel panorama musicale italiano acquistando una notevole notorietà ed un’ampia approvazione da parte sia del pubblico che della critica. Lo stesso album riuscì ad aggiudicarsi la Targa Tenco scavalcando gli altri album in gara tra i quali “Safari” di Jovanotti ed “I milanesi ammazzano il sabato” degli Afterhours.
Il gruppo, formato da Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini, è un gruppo alternative rock, che sin dagli esordi riesce ad acquistare una posizione ben precisa.
La loro innovatività, presente nei testi tanto che nelle melodie, la loro raffinatezza musicale e probabilmente l’eleganza e la sottigliezza con la quale riescono a captare l’attenzione di tutto il pubblico, li pone sicuramente al di sopra di molti altri gruppi ritenuti, concedetemi il termine, più banali.
“Baustelle” deriva dal tedesco e significa “cantiere”, ma il nome viene scelto dalla band anche per le caratteristiche curiose che possiede; infatti il termine contiene la parola “stelle” ed anche l’ironica onomatopea “bau” ed “elle” che dal francese acquisisce il significato di “lei”.
La band riesce ad autoprodurre il primo album nel 2000 “Sussidiario illustrato della giovinezza”, album che mette in luce molteplici stili musicali: la canzone d’autore italiana e francese, l’elettronica,sino a riportarci alla new wave verificatasi dal punto di vista musicale durante gli anni ’70.
Il 2005 è l’anno in cui il gruppo abbandona l’etichetta indipendente per passare ad una casa discografica di grande notorietà quale la “Warner” e nello stesso anno pubblica l’album “La malavita”, un album che permette al gruppo di entrare a tutti gli effetti nell’ambito musicale italiano.
In ogni disco il gruppo riesce a mantenere le caratteristiche essenziali per contraddistinguersi dagli altri, affondando spesso la lama in temi sociali a volte trascurati; difatti i Baustelle scrivono brevi racconti di droga, violenze, suicidio, trattando ogni tema con una raffinatezza ed un tipo di poesia unica nel suo genere.
L’analisi dei problemi che affliggono la società viene fatta dai pensieri contorti e filosofici di Francesco Bianconi che riesce tramite le sue corde vocali a regalarci una sensazione di smarrimento proprio per le metafore utilizzate e per il modo stravagante di esprimere i concetti.
Ogni album appare come una raccolta di storie di vita (o di morte), risultando un album da leggere più che da ascoltare, con l’inconfondibile stile “dandy rock” che affascina l’ascoltatore trascinandolo sempre più in profondità lungo le vie di un abisso ancora da esplorare.

